Made in Temp™

Un doveroso ringraziamento va ai ragazzi di Temp™, che hanno condiviso con noi l’esperienza del Progetto Drean inviandoci le loro proposte!

Un gruppo di amici conosciuti tra i banchi dell’edificio N del Polivacanze Milano Bovisa Politecnico, legati dalla passione per il Graphic Design.Temp™ è il loro sito, ricco di progetti davvero interessanti!

Temp™/Drean! è la serie di manifesti creati per il nostro progetto.

Partendo dalle discussioni che hanno animato il nostro Forum i ragazzi di Temp™ hanno pensato di compiere un vero e prorpio sondaggio tra i nostri coetanei per capire quali sono i nostri sogni! Il tutto è stato poi sintetizzato in tavole grafiche!Che dire…grazie a tutti! Grazie a Temp™!A presto!

Ai magnetofoni! Ai dischi! Alle registrazioni!

Esplorando i confini dello spazio-tempo, rimbalzando lungo le arterie invisibili dell’etere, le onde radio trasportano ogni giorno, silenziosamente, tonnellate di informazioni, segnali codificati, musica e palinsesti radiofonici in cerca di apparecchi radiofonici capaci di decodificarli e trasformarli in segnali sonori appartenenti allo spettro di frequenze dell’udibile. La radio è una magia che non smette di affascinarci, è un canale di comunicazione, appartiene al variegato mondo dei media…e proprio per questo è bene sofffermarci un attimo a riflettere sulle ragioni e le modalità di fruizione per un corretto utilizzo.

Dagli esperiementi di trasmissione di Guglielmo Marconi alla disputa con Nikola Tesla relativa alla paternità del brevetto, dal fatidico “Uno, due, tre, quattro, nevica lì dove siete voi signor Thiesen?” pronunciato dal canadese Fessenden il 23 dicembre 1900 alle prime trasmissioni in cui in Italia la RAI si chiamava ancora EIAR, nell’ epoca elettrica teorizzata da Marshall McLuhan la radio ha subito diverse evoluzioni.

Dai messaggi in codice di Radio Londra negli anni della Guerra Mondiale, in Italia si è passati al Boom economico con la trasmissione del Festival di Sanremo del ‘51, dall’esplosione delle radio libere (che meritano un approfondimento a parte) negli anni Settanta, si è passati poi alle radio commerciali private degli anni ‘80, fino ad arrivare ai Network nazionali e al fenomeno recente, grazie all’avvento di Internet, delle Web Radio.

Per chi volesse approfondire l’argomento Web Radio, alla ricerca di istruzioni per creare una web radio personale, consigliamo di visitare il Blog di Fabrizio Mondo, una delle guide italiane più complete ed esautive presenti in rete.

In materia di pubblicità radiotelevisiva la Legge italiana regolamenta le trasmissioni attraverso una delibera del 2001 che lasciamo a vostra disposizione.

A tale riguardo, nel panorama delle radio italiane è di particolare interesse l’iniziativa promossa in questi giorni (ma non solo, in realtà ciò avviene con intervalli regolari da molti anni) da Radio Popolare. Una campagna di Abbonamento con cui la radio, controllata dalla società cooperativa dei suoi lavoratori e da un vasto azionariato popolare diffuso tra i propri ascoltatori, si mantiene autonoma da proprietà editoriali e politiche.90 Euro non sono pochi, soprattutto se confrontati alla gratutità del servizio offerto dagli altri Network, ma proprio per questo crediamo che servano a rendere consapevoli gli utenti dell’importanza del servizio fornito, e per contro denuncino l’ingerenza e lo strapotere della pubblicità.

Una presa di coscienza riguardo alla scelta di mantenere l’informazione libera ed autonoma. Sappiamo che questo argomento spesso presenta diversità di vedute e genera momenti di confronto, pertanto saremmo felici di conoscere il Vostro parere a riguardo.Nel frattempo Vi auguriamo buon ascolto!

Everything you need is the spark of life…

Per fare un grande blog non ci vuole un articolo grande…ma un grande articolo! Una breve suggestione che vogliamo regalare a tutti voi…un filmato misterioso…la nascita di una civiltà…lo sviluppo del commercio…la religione…il denaro…la corruzione…i Lego…l’assenzio!

Sfogliando le pagine del blog di Fabrica ci siamo imbattuti in un filmato davvero interessante.Si tratta di Bendito Machine una serie di diverse animazioni create dal team di Zumbakamera dirette da Jossie Malis, animatore e grafico cileno che vive e lavora a Barcellona.

Per ora sul sito di Bendito Machine sono disponibili solo i primi due episodi della serie, composta da ben 10 magici e surreali cortometraggi.Il concept di questo ritratto fedele ed impietoso dell’umanità è valso all’autore diversi premi e riconoscimenti.Gli episodi sono reperibili anche su Youtube:

- 1° episodio: Everything you need
- 2° episodio: Is the spark of life

Il mammuth siberiano

Inauguriamo il mese di Marzo con una promessa: cercare di essere più presenti, attivi e produttivi con post ed articoli nel blog. In questo ultimo periodo, causa impegni di vario tipo, il ritmo di pubblicazione ha subito un fastidioso rallentamento…ma cercheremo di rifarci…partendo da questo articolo che parla di un documentario relativo ad un lungometraggio d’autore sulla rivoluzione cubana in cui emergono con estrema lucidità, a quarant’anni dalle riprese, l’attualità delle tematiche e la qualità narrativa della pellicola.

 Sabato notte, di ritorno dopo un paio di birre con gli amici, accendo la TV e, zappando (voce del verbo ”fare zapping” dai cui il termine)  tra i vincitori delle triste kermesse sanremese e le tette e i culi delle cotonate spogliarelliste delle reti minori, mi imbatto quasi per caso in alcuni fotogrammi che illuminano improvvisamente il mio occhio spento…Il primo pensiero che mi sovviene dopo un paio di sequenze in bianco e nero è: “dopo tutto mamma Rai non è proprio così tutta da buttare!” …

Eh si, perchè forse non tutti sanno che (nemmeno io lo sapevo fino a quell’istante in cui ho avuto quella che si puà chimare un’epifania) RaiTre nella fascia notturna del palinsesto (ahimè) riserva ampio spazio al cinema d’essai e alle pellicole d’autore in un programma, Fuori Orario, che dal 1988 si presenta come “contenitore anarchico di immagini”, e vede tra i curatori e fondatori il critico cinematografico Enrico Ghezzi (noto ai più per ”Blob”).

La puntata di Sabato 1 Marzo è stata dedicata interamente a Soy Cuba - Il Mammuth Siberiano, documentario di Vicente Ferraz del 2001 (uscito in Italia nel 2005, edito dalla Fandango ) che racconta e rivive attraverso i racconti dei protagonisti e della troupe le fasi di realizzazione del film di propaganda “Soy Cuba” di Michail Kalatozov, una coproduzione cubano-sovietica del 1964, atto di denuncia contro il capitalismo, che, nonostante l’altissima qualità tecnica della fotografia e lo stile poetico della narrazione ebbe all’epoca scarso successo.

Diviso in un prologo e quattro episodi, il film affronta le miserie della popolazione cubana e la sua voglia di riscatto dal regime di Batista, scegliendo un registro che spesso tocca il melodrammatico. I primi due episodi mettono quindi sotto accusa la tirannia del vecchio regime, mentre gli ultimi due celebrano con toni eroici e drammatici la lotta dei rivoluzionari.Il titolo del documentario relativo al film vuole sottolineare l’emozione della riscoperta di questo materiale cinematografico paragonabile allo stupore vissuto da un palentologo di fronte al ritrovamento di un mammuth siberiano nelle spiagge dei Caraibi.

Bisogna sottolineare infatti che Soy Cuba visse un lungo periodo di silenzio dopo la sua publicazione. Fu solo grazie alla rivalutazione di registi come Martin Scorsese e Francis Ford Coppola che la pellicola di Kalatozov venne rivalutata e innalzata al rango di suprema opera cinematografica.Noi di Drean! lo consigliamo caldamente, per la forza poetica del racconto, la liricità dell’intreccio delle 4 differenti storie come differenti sfaccettature di una stessa realtà, per la particolarissima qualità della fotografia in bianco e nero (curata da Sergej Uruševskij), senza tralasciare la schiacciante attualità delle tematiche toccate.A domani!

Quando tutto era ancora possibile

Iniziamo con queste parole un post dedicato all’incontro con il collettivo letterario Wu Ming, organizzato il 6 Febbraio scorso dal Caffè Letterario di Crema (CR), presso Le Cinema Art di via Palmieri, in occasione del quale è stato presentato, a quasi un anno di distanza dalla sua pubblicazione, il romanzo Manituana.

Per chi li conosce e li segue già da tempo temo non vi sia molto da aggiungere (sapete già tutto), per chi invece si affaccia solo ora al collettivo Wu Ming (già Luther Blissett …si si proprio loro, avete capito bene, quelli del romanzo Q) consigliamo di visitare il sito www.wumingfoundation.com per poter apprezzare e comprendere appieno la qualità e la portata di questo progetto letterario.

Manituana è un romanzo storico che ci cala in una realtà culturale raramente analizzata; ci troviamo nell’America del 1775, l’America del meticciato culturale, della convivenza pacifica fra indiani nativi e coloni europei nella regione dei Grandi Laghi, alla vigilia di quella guerra d’Indipendenza che porterà alla nascita degli Stati Uniti d’America, quando tutto era ancora possibile.
Un romanzo epico sulla nascita di una Nazione e lo sterminio di molti mondi possibili (come riportato dagli autori stessi nella quarta di copertina), di realtà socio-culturali che sarebbero potute evolvere verso uno stile di vita nordamericano profondamente diverso da quello odierno.

La serata è stata accompagnata dal commento musicale dei Beans Bacon & Gravy , un gruppo che scava a fondo nelle radici della musica popolare nord-americana alla ricerca di un carattere etnico-musicale che fonde in sè la cultura musicale europea con il bagaglio delle diverse tradizioni musicali delle popolazioni che si sono trovate a convivere nel Nuovo Mondo.

Profondamente contrari alla logica del Copyright , i Wu Ming non credono alla proprietà privata delle idee; questo libro infatti (come i precedenti del resto), è disponibile integralmente in rete e potete scaricarlo in formato .rtf anche da QUI.

Nella cornice intima del “Caffè letterario” gli autori hanno risposto alle domande del pubblico delineando le diverse tappe di un lungo processo di ricerca che ha portato alla stesura del romanzo, formulando alcune riflessioni che ci sembra interessante riportare e condividere con voi:

Per quanto riguarda la scelta del periodo storico di contestualizzazione del romanzo, gli autori affermano che l’esigenza è nata da domande e interessi di natura socio-politica strettamente legate all’attualità: la sfida è stata quella di ricercare nella storia del passato le ragioni e le cause degli avvenimenti, dei movimenti, dei mutamenti socio-politici dei giorni nostri. La scelta di una Storia passata ha in sè il vantaggio del distacco oggettivo grazie al quale è possibile un’analisi obiettiva dei fatti (facilitando il compito di una stesura a più mani del romanzo, partendo comunque da un punto di vista comune).

Un’altra caratteristica molto interessante del romanzo è costituita da un’artificio stilistico ce costituisce un esperimento linguistico estremenete “innovativo”: lo slang parlato dalla gang di malviventi londinesi, i “Mohock”, è una lingua completamente nuova in cui si fondono termini gergali dei dialetti italiani, mischiati ad alcune terminologie che si rifanno alle celebri frasi pronunciate dai Drughi di Arancia Meccanica di Anthony Burgess.
Seguendo il viaggio che Guy Johnson, Joseph Brant e Philip Lacroix intraprendono a Londra, capitale dell’Impero, (e paradigma di tutte le metropoli che seguiranno) , ci imbattiamo in questa tribù di “balordi” che per primi girano per Londra con le creste che due secoli dopo il punk renderà celeberrime.
A detta degli autori stessi, ai “Mohock” è riservata una parte molto importante nel romanzo, essi infatti, nonostante i modi rudi ed il linguaggio scurrile, sostengono tesi ed una visione del mondo che negli anni a venire si riverlerà drammaticamente profetica.

Il progetto Drean si è dimostrato spesso severo e scettico riguardo ad una forma di chiusura mentale tipicamente “italiota”, ma a volte la realtà supera di gran lunga la fantasia! A questo proposito vorremmo portarvi a conoscenza di un articolo apparso su “Libero” il 13 Marzo 2007, alla vigilia della pubblicazione di Manituana.
Queste parole, oltre a suonare oltremodo offensive, ci indignano e ci fanno inorridire se pensiamo a come ancor oggi possa essere maltrattato preventivamente un qualsiasi progetto culturale. Tuttavia è altrettanto vero che la forza delle parole sta nella libertà di poterle esprimere e nell’altrettanto sacrosanta libertà di poter essere commentate…in questo caso possiamo dire che le parole di Davide Brullo si commentano da sole!

Uno sguardo diverso

 É dai vostri interventi che nascono e si sviluppano le idee migliori. Oggi vogliamo proporvi alcune riflessioni di AltroQuando, che, dalle pagine del nostro forum , ci invita a meditare su quale sia oggi la forma più efficace per esprimere il nostro contenuto, cosa ci ha resi, nel tempo, passivi ed impermeabili all’arte, cosa invece, ancor oggi, è in grado di porci di fronte a domande a cui cerchiamo di rispondere attraverso una scelta.Non ho la pretesa di illuminarvi, son solo cose che mi trovo in testa e così ve ne rendo arrogantemente partecipi…Mi chiedevo se è attraverso la forma che si può suggerire il contenuto…Se si è perso un ideale è proprio perché tecniche e metodi, che si sono rivelati efficaci, sono stati adottati col tempo in modo abitudinario dimenticandosi del loro senso. Il senso è quello in su e in giù, la direzione che prevede un inizio e una fine. Se ci chiediamo verso dove? Sappiamo rispondere? Penso che la domanda di senso posta con immagini o parole non tocchi più.Siamo passivi alla materia diventata consuetudinaria. L’arte ci piace, ci muove ma davvero comunica? Entusiasma perché apre un’altra dimensione, è una finestra che tuttavia non ci indica la strada, non ci pone davanti ad una scelta.Cos’è che davvero ci blocca è l’altro. Una cosa è vederlo da lontano, una cosa è guardarlo negli occhi e risponderli. Chi ancora arrossisce, chi si vergogna davanti alla faccia altrui ha una speranza.  É implicita una domanda nel rossore: come mi vede? e allora come mi vedo? come mi mostro? su che strada cammino?Non è un’immagine che voglio inviarvi, è un’idea. Fatene poi quel che volete.E se si mobilitassero invece delle persone in carne e ossa nelle città?Se d’improvviso uscissero, si fermassero e semplicemente guardassero gli altri? Che non diventino abitudine ma facciano in modo di abituare gli altri a uno sguardo diverso, più profondo.É un azzardo. Saranno botte? Qualcuno si sveglierà? Boh!nene AQ

On Air

 Sabato 16 Febbraio 2008 alle ore 14.00 saremo ospiti a Zona d’Ombra, un programma radiofonico di NovaRadio (101.5 FM), per una chiacchierata sul progetto Drean!La radio è ascoltabile in streaming cliccando qui oppure seguendo le indicazioni che trovate nel sito di Nova Radio

Elogio della sveglia

Ebbene sì, qualcuno che si interessa al progetto Drean! esiste. E ci sembra doveroso dedicargli un po’ di spazio. Dopo aver ospitato le critiche di Agnese qualche post fa sentiamo oggi l’altra campana, la voce di chi nella nostra descrizione ci si è ritrovato, ma ha deciso, senza aver visto nessuno dei nostri/vostri manifesti di tirarsene fuori. Luca Pagani che dopo qualche giorno di incubazione del progetto ha cominciato a seguirci attivamente, lo ritrovate anche nel nostro forum e nella discussione su Fresh Cut.Cogliamo l’occasione per ricordare che chiunque, grafico, fotografo, giornalista, illustratore, musicista, pasticciere, netturbino può darci una mano, proprio come sta facendo Luca, attraverso gli stessi canali. A tutti i miei coetanei (quale che sia la mia età).Dopo attente riflessioni giungo ad una conclusione abbastanza semplice, ma strabiliante per le sue potenzialità:la realtà, intesa come lo spazio che ci circonda, come la rete di relazioni da noi creata e a noi imposta, come la sovrastruttura di rapporti causa-effetto..insomma.. come il mondo in cui viviamo, altro non è che una sfera composta da infiniti strati sovrapposti che, come una gigantesca cipolla iridescente, appare all’esterno unica ed indivisibile, ma che cela sotto la sua superficie un’ essenza concentrica.Certo può riuscire difficile visualizzare siffatta sfera proprio perchè, popolando noi unicamente lo strato più esterno, i nostri sensi sono ingannati dall’uniformità di questa superficie e, tratti in fallo da questa percezione, ne concludono la necessaria inesistenza di strati sottostanti o, nelle menti più illuminate, la sostanziale impossibilità di passare a livelli successivi…ma cercherò in breve di spiegare come sono giunto a questa conclusione.La storia dell’umanità è senz’altro composta da piccoli passi continuamente perpetrati nel tempo dalle iniziative dei singoli o di piccoli gruppi, alternati da sporadici, immensi avvenimenti che dall’oggi al domani han sconvolto i sistemi di riferimento dell’epoca..che hanno introdotto una cesura netta nella considerazione degli eventi…che vengono utilizzati come punti di riferimento nella suddivisione delle epoche storiche…insomma..eventi che sono stati capaci di mettere in discussione lo “strato” della realtà nel quale si sono verificati, superarlo e passare allo strato successivo…di sbucciare quindi la cipolla.Ora…chiaramente ognuno di noi è portato a pensare che il succedersi di tali crisi (ovvero, “passaggi”) sia dovuto unicamente all’accumulo di cause, pretesti e qualsivoglia avvenimenti scatenanti che, necessariamente, abbia portato a tali rotture.In questa considerazione va però distinta una parte di “contestualizzazione” e una parte di “ignavia”. E’ vero sì che le circostanze possono aiutare, ma è anche vero che l’esigenza di cambiamento è probabilmente insita in ognuno di noi e che, alla fine, c’è sempre qualcosa che non va o di cui vorremmo sbarazzarci…MA…Ma ogni volta che si tratta di prendere il coraggio a quattro mani e cambiare noi stessi il mondo (o, perlomeno, la parte di mondo che non ci aggrada) eccoci subito stanchi, distratti e subito pronti a motivare la nostra ignavia con la percezione di uno strato impenetrabile ed immodificabile di realtà che ci circonda e non ci lascia sognare…Spero con questo di aver degnamente argomentato ogni mia asserzione..Perchè adesso viene il bello!Per quanto detto, salvo sporadici casi guidati dalla necessità del momento e da particolari contingenze storiche, lo strato di realtà da noi popolato ci sembra sempre troppo compatto perchè possa essere “sbucciato” con le sole nostre forze.Ci sembra sempre che qualsiasi strada si imbocchi ad un bivio, essa giacerà sempre sul piano da noi popolato..che, insomma, non esistano strade che sfruttino la profondità..che taglino attraverso i vari strati…ogni scelta appare utile unicamente all’omeostasi di questa buccia.In questo scenario di scoraggiamento, mi sento di inserire il progetto Drean! (oooh…finalmente se ne parla!!!).Il progetto nasce dalla convinzione, totalmente in controtendenza all’esperienza sensibile, che esistano bivi ortogonali al nostro strato di mondo.. che si possa cioè muovere anche nell’altra direzione… non importa se coscientemente o no, l’importante è insistere nella convinzione che una delle strade che abbiamo davanti possa portare a sbucciare ad uno ad uno gli infiniti strati della nostra “cipolla-realtà” fino a trovare lo strato che più ci soddisfa..o, se così deve essere, soddisfacendoci nel gesto stesso dello sbucciare.Portando avanti questa convinzione, il progetto offre a tutti un appiglio…un’increspatura nello strato superficiale a cui aggrapparsi, con tutte le nostre forze tirare e…raggiungere lo strato più interno!Il progetto Drean! è l’ISY-PIL della nostra generazione…ghermiamolo insieme…strappiamo via questo involucro ormai asfissiante e…se il risultato sarà soddisfacente, bene…altrimenti potremo gustarci dell’ottimo tonno rio-mare!Mi sono capito?!?Luca Pagani (no nickname)

Poster Power!

Ma i manifesti che ci stanno arrivando e che speriamo continuino ad arrivare hanno davvero qualche possibilità di influenzare le coscienze? Cos’è il manifesto nel 2008? Uno dei mass-medium più vecchi, ha ancora forza in questi tempi di internet e televisione?

Sembra proprio di sì, almeno stando a quello che sta accadendo in questi giorni nel comune di Capannori (Lucca), dove l’ OSSERVATORIO PER LA PACE sta raccogliendo sottoscrizioni per un esposto alla procura teso a sollecitare la rimozione dagli spazi pubblici dei manifesti dei partiti FORZA NUOVA e FIAMMA TRICOLORE, perché posti su spazi non destinati alle affissioni, come cassonetti, pensiline e compagnia bella e perché ritenuti, citiamo dall’esposto, “offensivi della dignità dei cittadini, siano essi immigrati od autoctoni, che credono nei valori di giustizia, solidarietà, convivenza e cittadinanza democratica che ispirano la nostra Carta costituzionale e le normative europee. Riteniamo inoltre possano contribuire ad alimentare un contesto di conflitto sociale in cui i cittadini immigrati risultano rappresentati come potenziali minacce per la comunità.”

Eccolo tutto qua il potere dei manifesti, gridano il loro messaggio dai lati delle strade, con voce forte decisa, la gente li vede e li sente benissimo, il messaggio arriva prepotente, viene assorbito ed in questo caso rigettato al punto da spingere a mobilitarsi per farli togliere. Se fossero passati inosservati nessuno si sarebbe mosso, probabilmente nessuno li avrebbe nemmeno attaccati e se lo avesse fatto nessuno se ne sarebbe nemmeno accorto.

E mentre noi stiamo qua a lamentarci della nostra generazione… Eccola! Attiva e vivace come non mai, socialmente e politicamente impegnata, con i suoi ideali ben chiari in testa. E non solo, una generazione al passo coi tempi, che dimostra di aver appreso a pieno la lezione del guerrilla marketing ed è pronta per metterla in pratica, non ci scandalizziamo, non esistono più spazi legali per la diffusione delle idee, esistono spazi e basta, e tutto è lecito, ben vengano i cassonetti e le pensiline, ma anche le calamite sulle macchine e gli adesivi attaccati ovunque e i motti incisi a coltellate. Questo si chiama fare comunicazione moderna!

Il problema è un altro e, nel nome della grafica, non possiamo soprassedere, ci sembra il caso di ricordare che in Italia l’uso di simboli di chiara ispirazione vintage, come svastiche e croci celtiche sia stato vietato nel 1993 dalla legge Mancino in quanto costituisce apologia di grafica brutta e frena lo sviluppo e la diffusione di nuovi approcci progettuali e di nuovi linguaggi visivi, più o meno diceva così, ma potete andarvela a rileggere QUI.

E questo come grafici non possiamo tollerarlo, non ci va di vedere grafica rimasta indietro di 60 anni.

Per chiunque fosse interessato a contribuire alla raccolta delle firme qui sotto trovate tutto il materiale necessario
Segnalazione alla procura
Elenco sottoscrizioni

Quello che dovete fare è:
-scaricare l’elenco sottoscrizioni
-riempirlo in ogni sua parte e farlo riempire anche ai vostri amici
-chiuderlo in una busta
-inviarlo all’indirizzo

Ufficio Pace

Via Carlo Piaggia, 12
55012 CAPANNORI
(LUCCA)
Italy

in modo che arrivi per lunedì prossimo,in alternativa potete scansionare il modulo riempito e inviarlo a

pace@comune.capannori.lu.it

fatelo per la grafica!

Silenzio, parla Agnese.

Un paio di post citavamo le prime critiche che ci sono arrivate dai commenti su Fresh cut. Tutto è iniziato da Agni Fujiyama che vista la nostra replica sul questo blog ci ha mandato una mail di spiegazioni, che oggi, con il suo consenso pubblichiamo integralmente, dice cose interessanti e ci sembrava giusto che tutti la la potessero leggere, anche solo per farsi un’idea di quello che succede dietro al DREAN!.

“ciao,
sono stata io a muovere i primi passi deliberatamente contro il vostro manifesto. Capisco che da parte vostra ci sia un interesse vivo e sincero e lo rispetto, pertanto penso di dovervi delle spiegazioni.

Mi chiamo Agnese, ho ventitre anni, mi sto per laureare in fotografia in una accademia di belle arti a Firenze.

Sto iniziando a fare la fotogiornalista. Credo che questo sia il mio mestiere perchè da qualche tempo ho scoperto che comunicare qualcosa, speriamo di importante, agli altri mi rende migliore. E’ il caso di chi coltiva il suo orticello (e speriamo che in tanti comincino a farlo, perchè vi assicuro che i fitofarmaci dei pomodori del supermercato non fanno bene a nessuno) e regala i frutti agli amici.. E non.

Perciò eviterei le banalizzazioni da terra dei cachi e mentalità italiote, dall’una e dall’altra parte, perchè non sempre le critiche mosse sono vuote o provengono dalle curve degli urlatori a tutti i costi, un po’ come succede negli ormai familiari Vespai della seconda serata su Raiuno, in cui chi urla di più quasi sempre è quello che ha qualcosa da nascondere.

Se posso permettermi, quello che mi ha causato e che mi causa ogni giorno continuo e insopportabile fastidio, noia e disgusto è il fatto che la rete, generosa ospite di qualsiasi idea, non ci fa mai pensare alle conseguenze dei nostri gesti e delle nostre parole. Da parte mia cerco sempre di pensare che quando si comunica si ha precise responsabilità nei confronti del destinatario del nostro messaggio. Ci sto provando per professione, ma sta diventando parte di me.

E chiedo scusa se, nel leggere il vostro manifesto, mi sono sentita presa in giro. Un po’ sbeffeggiata come accade alle superiori se si va troppo bene a scuola. Ripeto quello che ho detto anche a Simone di Freshcut: ho intorno a me un’intera accademia di persone venute da ogni parte del mondo che si fanno un sacro didietro tutti i santi giorni per cercare di fare una vita onesta e dignitosa con quello che sanno fare meglio. Io non credo sia giusto spararci merda sopra in onore del graphic design e del
“gioventù italiana del 2000 del cazzo”.

Con tutto questo, c’è chi non si muove, c’è chi chiede soldi, come dice giustamente Simone di Freshcut, voi non lo fate e in qualche modo vi muovete ed è sacrosanto.

Però ammettete che, chiamati in prima persona, chi fatica, chi si impegna, chi lavora non ha voglia di sentirsi categorizzato. Non sono una grafica, quindi forse è questo che mi allontana dal vostro modo di vedere l’attivismo e la comunicazione. Però non mi è andato giù. So che è un bene, per carità. Ma penso di essere libera di chiamarmi fuori e di dirvi che non è proprio tutto tutto così, ecco. Pensateci, migliorerà il vostro lavoro come ha migliorato il mio.

Scusate se sono stata prolissa. Buon lavoro a tutti.

Agnese”

Vorremmo non aggiungere niente a questa lettera, ma ci sembra giusto dire due cose, solo per far capire come la pensiamo. Lo sappiamo e lo sapevamo che esiste anche gente che si fa il culo, e se non lo sapevamo diciamo che lo speravamo. Siamo contenti di questa mail perchè dimostra che la gente viva esiste, noi stessi ci saremmo sentiti offesi da una descrizione come la nostra, dopo esserci chiesti per bene se per caso non ne facciamo parte.